AssuntaCorbo
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Sei sul primo canale Telegram di giornalismo costruttivo.
Suggerimenti, riflessioni, tecniche e strumenti per adottare un approccio costruttivo nella comunicazione.

Sito: www.assuntacorbo.com
Facebook: @assuntacorboofficial
Twitter: @assunta73
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Li vedete i tasti consumati del mio pc?
Ogni giorno mi metto alla scrivania, li guardo e sorrido. Pochi secondi che si sono trasformati in un'abitudine.

Quei tasti rappresentano le storie che ho raccontato, i post che ho condiviso, i momenti in cui scrivo di getto, le volte che ho cancellato e riscritto. Queste sono quelle che preferisco perché mi hanno insegnato di più.

Cancello e riscrivo se non sono soddisfatta. Che per me significa aver perso di vista il destinatario della comunicazione.
E così che ho scoperto il valore dell'empatia nel mio lavoro. L'ho scelta ogni giorno. E mi ha dato talmente tanto che ho voluto raccontarla nel mio nuovo libro Empatia Digitale.

Un libro che parla di valori umani, persone, parole, messaggi.

Da oggi il libro è acquistabile sul sito di Do it human
⬇️
https://www.doithuman.com/editori/empatia-digitale-di-assunta-corbo

Presto in libreria e negli store online.
I giornalisti e le aziende: quale relazione tra loro?
Da giornalista trovo che sia molto interessante collaborare con aziende illuminate che credono nel potere dei contenuti e lo fanno investendo in una figura professionale che davvero li possa aiutare.

Perché non si tratta di raccontarsi e basta. Quello che fa un giornalista, per via della sua esperienza, è di andare a fondo nella storia per far emergere i valori dell'azienda e di chi la guida. Se non accade questo, allora stiamo parlando di contenuti che non emozionano e non costruiscono. Parliamo di ciò che noi professionisti dell'informazione definiamo "marchette".

Lavoro con le aziende. E ne sono felice perché è un viaggio stimolante che abbraccia il pubblico di riferimento da un lato e edifica i valori su cui si basa una realtà imprenditoriale dall'altro.

Giornalisti e aziende: trovo che abbiano un grande futuro da costruire insieme.

Di questo abbiamo parlato io e Stefano Pigolotti, fondatore di Vikyanna e imprenditore illuminato che ha un grande rispetto dei contenuti e di chi li produce.

https://youtu.be/iO3jtPrj0Vs
Le notizie riguardano ciò che è sensazionale, straordinario, negativo e attuale. Quattro aggettivi che raccontano l’idea che ci siamo fatti delle notizie e come esse si sono trasformate nel corso dei decenni. A mio avviso perdendo di vista un valore importante: mostrare la realtà nella sua interezza.
https://link.medium.com/SbZrD0wyB7
Cosa succede nel nostro cervello quando leggiamo le notizie?

Perché è importante informarsi selezionando le notizie, essere critici e ampliare le fonti?

Come si produce la nostra percezione della realtà leggendo e ascoltando i media?

Queste sono le domande che muovono il #giornalismocostruttivo.
È un momento storico, questo, in cui è necessario cambiare il modo in cui si producono le notizie ma anche quello in cui ci si avvicina alle storie come lettori.

Ne parlo oggi alle 17 con Giuliano Trenti, ceo di NeurExplore qui https://www.facebook.com/ConstructiveNet/
Ieri sera abbiamo presentato Empatia Digitale, il mio nuovo libro.
Un bicchiere di vino bianco, ambiente casalingo, complicità tra autrice ed editore, le persone collegate con noi. Nulla è freddo se non lo rendiamo tale.

Buona visione

https://youtu.be/WAr9Z6_A9-o
Esistono dei pregiudizi sull’empatia che sembra essere associata all’idea di debolezza, vulnerabilità eccessiva e attivismo.

Come se sentirci umani possa essere un limite.
Ho imparato, con il tempo, che l’empatia diventa costruttiva se ne cogliamo l’invito all’esperienza e non all’assorbimento.

Nella comunicazione, non sarebbe sano farsi sopraffare da ciò che provano le persone coinvolte nella narrazione perché non produrrebbe un contenuto di qualità.
Empatia non significa entrare a far parte delle circostanze dei protagonisti ma permettere alle emozioni create dalle circostanze di entrare in contatto con noi.

L’obiettivo è cogliere il significato della storia e raccontare i fatti in modo meno impersonale e distaccato restando ancorati all’idea di rispetto dell’essere umano.

Siamo persone e siamo tutti comunicatori. È un’etichetta questa che ci appartiene in quanto esseri umani e con la quale dobbiamo fare necessariamente i conti. O forse no, non dobbiamo, possiamo.

L’ #empatiadigitale è un territorio che fornisce grandi opportunità di esplorazione e riflessione.

➡️ http://ow.ly/NuKX30qWHtg
La disumanizzazione ha generato le divisioni che oggi osserviamo nella società.

La ragione? L’ignoranza.

È più facile odiare qualcuno che non si conosce. E la risposta a questo è certamente l’empatia insieme alla curiosità che ci stimola a conoscere meglio. Più conosciamo più preveniamo la divisione in qualunque ambito.
https://link.medium.com/GiPG6rGf07
Thomas Friedman, editorialista del New York Times, ha affermato che il compito di un giornalista è quello di filtrare le informazioni essenziali distinguendole dal rumore di fondo. «I giornalisti migliori cercano di sentire quello che gli altri non sentono» sottolinea.

L’obiettivo è comprendere la ragnatela della storia per trovare una prospettiva differente che faccia luce in modo inedito o che induca a riflettere.

E voi, che idea avete del buon giornalismo?
Raccontatemelo qui @Assunta73

http://ow.ly/HqLD50BlDyM
La narrazione, nel #giornalismocostruttivo, rispetta tutti gli alti standard del #giornalismo. Ciò che la rende differente è l’approccio ai diversi punti di vista e l’impegno verso la ricerca di soluzioni e risposte.

Se il vecchio pensiero giornalistico parte dal principio che raccontare le soluzioni potrebbe compromettere la propria professionalità, il nuovo pensiero ribalta completamente l’approccio.

Il punto di partenza è che invece di compromettere la professionalità del giornalista, il racconto di soluzioni e risposte offre alla società uno specchio più accurato della realtà.

Le persone non cambiano semplicemente perché qualcuno gli fa notare i problemi. Noi tutti abbiamo bisogno di sapere che il cambiamento è possibile e di conoscere i modelli da seguire. Le società funzionano allo stesso modo, hanno le stesse necessità

https://medium.com/@assuntacorbo/le-storie-pi%C3%B9-avvincenti-non-vengono-raccontate-7a52cdf000a5
Chi si imbatte in una storia di #giornalismocostruttivo o delle soluzioni sviluppa un sentiment più forte nei confronti delle soluzioni. Accade che al termine della lettura abbia la percezione che, per quanto grande sia il problema, esistono strade che portano alle soluzioni e alle risposte possibili. Sono quelle che hanno intrapreso persone, istituzioni, comunità in giro per il mondo.

Questo aspetto, evidenziato da uno studio effettuato qualche anno fa, è stato confermato dalla pandemia da Covid-19 come racconto nel nuovo articolo sul blog del Constructive Network.

Sono nate nuove domande e nuove esigenze comunicative.

http://constructivenetwork.it/il-giornalismo-delle-soluzioni-ci-rende-piu-concreti-e-ottimisti/
Ho guardato The Social Dilemma di Netflix qualche giorno fa.
Avevo un taccuino per prendere appunti ma è rimasto vuoto. Peccato. La panoramica si è fermata a metà.
Non mi si è colmato un vuoto che ha riecheggiato forte di me per i giorni a seguire: e ora? Come possiamo comportarci?

Cosa ne sarà di noi?
Se questo è lo scenario – e a raccontarcelo sono imprenditori che abbiamo ritenuto visionari, manager creativi, geni della Silincon Valley – noi piccoli fruitori che fine faremo?
Se questo è il fatto, il punto in cui ci troviamo, ora da che parte guardiamo?

In un lavoro di questo tipo, quella stretta allo stomaco che molti stanno vivendo resta tale e genera sconforto, delusione, paura, frustrazione. Si poteva allentare se voci così autorevoli ci avessero raccontato anche cosa fare ora, come comportarci e come relazionarci con questi strumenti.
Come si diventa fruitori e utilizzatori consapevoli e costruttivi? Come si esce dalla passività nonostante il meccanismo dell’algoritmo?
Si fa sempre più largo in me l’idea che oggi più che mai occorra una visione sul futuro partendo da quel che siamo oggi.

Ne scrivo su Gli Stati Generali

https://www.glistatigenerali.com/media/the-social-dilemma/
Possiamo chiederci all'infinito se e come siamo cambiati durante la pandemia. Ma appare di gran lunga più utile fermarsi a osservare, dialogare e cercare delle possibili risposte, delle esperienze, dei pensieri che costruiscono il nuovo che si è palesato a noi.

Siamo cambiati noi, è cambiata la comunicazione, sono cambiate le abitudini. Non torneremo più come prima: questo è certo. E può essere un bene se prendiamo coraggio e iniziamo a dialogare e a confrontarci per favorire la convivenza tra poli che fino a qualche tempo fa sembravano essere contrapposti.

Questo il carburante che ha messo in moto il ciclo di incontri "L'età Ibrida" ideato da Paolo Iabichino e organizzato con la Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Si parte oggi, con un incontro introduttivo moderato da Marisandra Lizzi di IPresslive.

Gli appuntamenti successivi vedono la partecipazione di professionisti coraggiosi e costruttivi che sapranno offrire nuove visioni. Io sono pronta a seguirli tutti perché le ispirazioni a fare bene non sono mai abbastanza.

Il 26 novembre ci sarò anche io con Empatia Digitale. Ma di questo vi parlerò più avanti.


Qui sotto invece il programma degli incontri che si possono seguire in streaming: ⬇️
https://www.ipresslive.it/e/1322/leta-ibrida-dialoghi-per-le-imprese-alla-vigilia-di-una-nuova-era
Come si fa a essere un giornalista o una giornalista freelance efficace e felice?

Questa è una domanda dalle molteplici risposte che dipendono molto dalla storia personale di ognuno. Ci sono però delle abitudini costruttive, delle soft skill su cui puntare, delle modalità di gestione e pianificazione delle giornate che possono fare la differenza.

Ne parlo questa sera alle 18 con Barbara Reverberi sulla pagina Facebook del Constructive Network

https://www.facebook.com/ConstructiveNet/live
E così si fa.
Il 15 ottobre presentiamo ufficialmente #EmpatiaDigitale.
Ci abbiamo pensato a lungo se farlo o meno. Alla fine ha vinto il "sì facciamolo".

Un libro va raccontato e condiviso e non solo sul digitale. Il mio desiderio, e quello del mio editore Diego , è di farvi sapere il nostro perché, entrare nel cuore del progetto editoriale e farvi sentire partecipi.
Perché lo siete.

Ciò che è contenuto nelle pagine del libro è frutto di quel che ho vissuto sui social e nel giornalismo in questi anni. Con voi.

Con me ci sarà Liliana Di Donato, giornalista e amica che mi ha fatto dono di una prefazione favolosa e ricca.

La location è speciale: il Il Salotto di Milano (Corso Venezia 7). È accogliente, elegante e grande quel che serve per permetterci di rispettare i protocolli Covid-19.

La serata inizia alle 18.30, è gratuita ma vi chiediamo la prenotazione per far sì che si possa stare sereni e in sicurezza.

Se vi unite a noi scrivete qui info@doithuman.com

Io intanto vi dico grazie. Davvero.
Le storie ci appartengono.

I giornalisti lavorano con le storie: le scelgono, le narrano e poi le condividono.
Un processo che mette in gioco tante dinamiche personali e che chiede, sempre più, una cura e una responsabilità rispetto ai racconti che si condividono.

I lettori entrano nelle storie che intercettano sui media e le portano nella loro esistenza.
Un processo, questo, che richiede sempre maggiore attenzione e consapevolezza, senso critico e cura. Perché non tutto quello che incontriamo ci porta a una visione costruttiva.

Due strade - giornalista e lettore - accomunate dalle storie. Quelle che scegliamo e che, inevitabilmente, finiscono per appartenerci.

Oggi alle 16.30 ne parlerò con Marco Vassallo, psicoterapeuta, sulla pagina del Constructive Network.

Sarà una chiacchierata dedicata alle storie: quelle che scriviamo e quelle che leggiamo o ascoltiamo.

Vi aspettiamo con le vostre storie di vita.
⬇️
https://www.facebook.com/ConstructiveNet/live
Torneremo ai tempi che ricordiamo?
Sì, ma profondamente cambiati.

Torneremo. Ma ora siamo stanchi. E la stanchezza non è mai una grande consigliera. Ti travolge, genera frustrazione, mette in piedi un circolo di pensieri negativi. E nemmeno questo ci porta grandi consigli.

Fare e restare uniti. Questa è la nostra opportunità. Questo è il rifugio a cui attingere in questo tempo. Perché stiamo comunque vivendo.

Sono una libera professionista e la parte migliore del mio lavoro si svolge in presenza: incontri, eventi, abbracci, caffè, sguardi sui volti liberi da ogni barriera.
Ma ora non è possibile. E così mi sono rimessa a ripensare tutto con in testa due domande: cosa posso fare? Come posso farlo?

Ecco, questo è il tempo del cosa e del come. Il tempo per reinventarci, esplorare nuovi territori e provare a costruire nuove strade. Non sono mai stata abituata ad aspettare che qualcun altro si occupasse di me, del mio futuro e di quello della mia famiglia.
Ho sempre creduto in due cose: il mio poter fare nel presente e le relazioni.

Quindi, facciamo: rimettiamo mano a quello che può diventare il nostro nuovo presente che guarda al futuro. Trasformiamoci come persone e come professionisti.

E poi facciamo rete. Sì, uniamoci e restiamo uniti con generosità. Da soli non si va mai molto lontano, ma nelle difficoltà questo vale ancora di più.
Abbiamo bisogno gli uni degli altri, abbiamo la necessità di impiegare il tempo in qualcosa di costruttivo che non sia lamentarci perché altri avrebbero potuto fare meglio per noi.

Un mio mentore mi ha lasciato un grande insegnamento: parti da ciò che hai.
E mi ha fatto comprendere che abbiamo sempre un punto da cui partire.
Prendiamoci il tempo per sentire quale possa essere.
E poi cominciamo a fare, restando uniti. Guardando al dopo. Perchè stiamo comunque vivendo.

Buona giornata❤️
Muoversi nella comunicazione, oggi, richiede nuove visioni. Siamo passati da modalità conosciute ad altre meno note. Il nuovo è sempre motivo di crescita e di evoluzione ma va accolto e compreso per poter diventare opportunità.

Ognuno di noi ha una propria bussola che può aiutare in questo viaggio nella nuova comunicazione. Ed è la bussola dei valori umani. La nostra capacità di prendere buone decisioni dipende dalla chiarezza dei nostri valori personali. Essere consapevoli dei principi che governano la nostra vita ci consente di coltivare quella serenità che induce alla chiarezza e alla totale coerenza. Ma anche di ricordarci sempre che dall’altra parte della nostra comunicazione c’è una persona che legge, accoglie e riflette su quanto scritto da noi. Il rispetto, quello che tanto pretendiamo dagli altri, parte dal riconoscimento di ciò in cui crediamo come esseri umani. 

Ne ho scritto su @InkalceMagazine