AssuntaCorbo
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Sei sul primo canale Telegram di giornalismo costruttivo.
Suggerimenti, riflessioni, tecniche e strumenti per adottare un approccio costruttivo nella comunicazione.

Sito: www.assuntacorbo.com
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Twitter: @assunta73
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E allora dimmi il perché, dai.
Dimmi cosa ti spinge a crederci così tanto nonostante gli ostacoli.
Perché hai scelto il #giornalismocostruttivo?

Ho sentito spesso queste parole: me le hanno rivolte lettori, colleghi giornalisti, imprenditori e anche la mia famiglia.
Quando ho cominciato a interessarmi a questo approccio all'informazione sembrava una montagna insormontabile. Poi si è abbassata sempre di più. O forse mi sono alzata io sollevata da chi, lungo la strada, ha iniziato a crederci con me.

E oggi esiste il Constructive Network non che sia più semplice ma appare certamente più possibile. Perché siamo in tanti, ci crediamo e ci muoviamo per con progetti che vogliono raccontare l'informazione migliore, condividere visioni costruttive e partire dal problema per arrivare a soluzioni possibili.

La risposta a quella domanda?
Ve ne dono tre, quelle che mi hanno conquistata quando ho iniziato questo viaggio:

🔹️È un giornalismo che offre una visione completa della società. Quando raccontiamo i problemi ma non le risposte stiamo omettendo una vasta area di attività umane e stiamo alimentando credenze ingannevoli sulla realtà.

🔹️Rafforza la comunità. É un modo per informare i lettori su come possono applicare i propri talenti per affrontare e essere di aiuto ai problemi sociali.

🔹️Rivela opportunità nascoste per il cambiamento sociale. Visto l’approccio al racconto negativo dei media, buona parte delle attività di problem solving non vengono narrate e, quindi, le possibilità di cambiamento non si realizzano.

Ce ne sono altri 7.

Ve li lascio leggere sul blog del Constructive Network:
➡️ https://bit.ly/3owhCE2
Il mondo sta cambiando e sta diventando più complesso. Ma in quale direzione sta andando lo abbiamo chiaro?

Se è vero che dobbiamo stare all'erta per salvarci la pelle, è anche vero che là fuori ci sono esempi virtuosi e positivi.

Quelli che possono renderci meno impotenti e più attivi.

Ne ho scritto su #EmpatiaDigitale - Capitolo 4.

Ti incuriosisce esplorare i temi della comunicazione empatica e costruttiva?
Scrivimi a @Assunta73 e ti invio gratuitamente primo capitolo del libro "Di chi sono le parole?" 💚
Adesso ditemi, quante volte avete letto un contenuto sui social o un articolo sui media e vi siete chiesti "e ora?"

Partiamo da qui.
Da questa domanda semplice che apre le porte alla complessità.
Da quel senso di sospensione che procurano alcune informazioni.
Dal senso di impotenza che ci resta dopo aver letto di un problema senza una minima attenzione al contesto, tantomeno alle soluzioni.

La comunicazione costruttiva è un bisogno reclamato a più voci.
Oggi pomeriggio ne parlerò con Nicole Ticchi portando l'attenzione anche sulla comunicazione scientifica.

Alle 17.30 siamo in diretta sul profilo Instagram di She is a Scientist

➡️https://instagram.com/she_is_a_scientist?igshid=13uqssisjl0je


Passate a trovarci? Anche con qualche domanda stimolante
Ieri sono stata ospite di Nicole Ticchi, fondatrice di She is a scientist, progetto di narrazione delle donne nella scienza.

Abbiamo parlato di comunicazione costruttiva e di Empatia Digitale.

Se vi va, la diretta la trovate qui⬇️ https://www.instagram.com/tv/CHLWYwtoktu/?igshid=py6lvrtcxif5
Raccontare le vittime ripetutamente è un pessimo giornalismo: semplicistico.

Un giornalismo che sceglie di proporre la versione “senza speranza” della storia, intrisa di elementi che raccontano miseria e debolezze. Lontano dall’essere di aiuto, questo atteggiamento narrativo, porta dritto verso la strada dell’umiliazione per chi è protagonista della vicenda. È come ignorare le risorse che ogni persona ha a sua disposizione.

E chi legge? A lui o lei è riservata l’identificazione con il dolore, il permesso di lamentarsi, la spinta a pretendere che altri risolvano i problemi.

Ne ho scritto su Gli Stati Generali

https://www.glistatigenerali.com/media/togliamoci-di-dosso-gli-abiti-delle-vittime/
Il sovraccarico di percezioni negative ci rende passivi.
Aumenta lo stress e diminuisce la speranza concreta di un mondo migliore.

Ci sentiamo senza possibilità di scampo: helplessness, è il termine utilizzato da Martin Seligman, padre della psicologia positiva, per questo sentimento che ha colpito il genere umano negli ultimi decenni.

Occorre tornare a essere attivi di nuovo.

Tornare alle emozioni contrarie, come afferma la neuroscienziata Maren Urner: entusiasmo, ottimismo, azione, speranza.
Via libera a nuove esperienze e relazioni: riattivando l’attività del cervello con nuovi stimoli, si esce dal loop e si generano nuove percezioni. Più edificanti, più stimolanti e più creative.

«Gli studi condotti fino al 1998 ritenevano che il cervello adulto non potesse cambiare. Ma non è così: nuovi stimoli modificano il nostro cervello» afferma Maren Urner.

Per tornare alla vera chance dell’umanità, quindi, ecco la triade che può salvarci: nuovi stimoli, nuove percezioni e un ottimismo costruttivo.
Ve ne siete accorti?
Ogni volta che intercettate un contenuto sui social media e vi soffermate a leggerlo o ascoltarlo accade qualcosa. Dentro di voi: nella testa, nel corpo, nel cuore. Insomma, là dove abitano le emozioni.

Potranno procurarvi gioia, dispiacere, disagio, gratitudine, curiosità, dolore. Vi accompagneranno a ricordare o a immaginare. Sapranno offrirvi lo spunto per fare un passo o portarvi a pensare “non posso, mi fermo!”.
In ogni caso accade qualcosa.

Sappiate che questo movimento emozionale influenza il modo in cui vedete il mondo e che lo stesso accade ad altri leggendo i vostri contenuti.
Varrebbe la pena mettersi a testa in giù qualche volta. Per cambiare punto di osservazione.

Me lo ha insegnato la comunicazione e ne ho fatto tesoro fino ad arrivare a #EmpatiaDigitale.
E di questo desidero raccontare giovedì 26 novembre alle 18 nel corso dell’incontro inserito nel ciclo di incontri “L’età Ibrida” a cura di Paolo Iabichino  con la collaborazione di Marisandra Lizzi.
Condividerò con chi vorrà esserci gli 8 valori dell’Empatia Digitale. Iscrizione gratuita qui:

https://register.gotowebinar.com/register/593531810931573658
Il 25 novembre si celebra, in tutto il mondo, la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.

Lo facciamo anche noi raccontando le cifre da brivido: 88 vittime di violenza al giorno (dati della Polizia di Stato). Una donna ogni 15 minuti. Durante questa pandemia sono aumentati gli abusi soprattutto in famiglia.

Ma soprattutto raccontando le storie di donne che sono riuscite a ribellarsi. Dall'indipendenza economica che spesso è la chiave di volta per arrivare a ritrovare la libertà, ai luoghi dove le donno possono riscattarsi e prendere in mano la propria vita, passando per l'l’amore, che è alla base di un rapporto o il motivo scatenante della sua degenerazione.

Questa mattina, sui canali del Constructive Network, ne abbiamo parlato

https://youtu.be/0maeDYGjRh0
Pronunciamo in media 7mila parole al giorno. Sono escluse quelle che scriviamo.

Ci pensate? La parola è lo strumento di comunicazione per tutti. Come possiamo pensare di essere superficiali nel suo utilizzo?

Sono stata ospite di Deborah Annolino e delle sue #pillolediresilienza di #AdMaiora. Abbiamo riflettuto insieme.

Le parole sono di tutti: le riceviamo in dotazione alla nascita. Poi ne apprendiamo altre lungo il percorso di vita. Quello che non ci viene dato in dotazione è il contenuto.
Spetta a noi costruirlo e scegliere quali parole mettere una in fila all'altra.

Abbiamo una grande responsabilità.

https://youtu.be/p87V7jzVknk
#giornalismocostruttivo

LA SCELTA È NELLE SFUMATURE.

🔹️Le notizie con tono negativo ci fanno male. Generano paura, rabbia, frustrazione. Ci mostrano il mondo come un luogo poco sicuro in cui stare.

🔹️Le notizie positive, le buone notizie, ci raccontano bellezza, magia, eroismo. Ci mostrano il mondo come un paradiso in cui sentirsi al sicuro.

Due visioni che hanno dei grandi limiti. La realtà in cui viviamo non è la peggiore possibile ma nemmeno la migliore in assoluto. È la realtà: perfetta nelle sue imperfezioni.

Una visione unicamente positiva ci mostra una sola versione della realtà, così come quella eccessivamente negativa. E noi abbiamo bisogno di guardare il mondo da più punti di vista. Senza essere illusi o sentirci impotenti.

Dove risiede la scelta più costruttiva? Nelle sfumature che possiamo chiamare soluzioni.

Non chiudiamo gli occhi davanti ai problemi.
Non facciamoci portare giù da notizie catastrofiche.

Scegliamo di raccontare e leggere soluzioni. Diventiamo comunicatori e lettori costruttivi.

Che dici si può fare?

Noi del Constructive Network ci stiamo impegnando in questa direzione.
Seguici per conoscere un nuovo modo di fare giornalismo: ➡️ Www.constructivenetwork.it

#solutionsjournalism #beconstructive
"Nessuno sa che cosa succede. I giornali fanno solo finta di saperlo, di giorno in giorno". È la provocazione dello scrittore Max Frisch.

Quello che ci resta da fare è di unire i puntini in modo progressivo per ottenere l'immagine complessiva.

Come farlo?
Servono le connessioni. Vale a dire il quadro storico, i legami tra eventi e situazioni, i feedback, la contestualizzazione dei dati. Non esistono eventi privi di connessioni ma esistono notizie che non badano a queste connessioni. Ed è così che si offrono a noi offrendoci l'illusione di comprendere il mondo che sfocia poi nel credersi capaci di dare risposte anche dove non ne abbiamo di concrete.

Ed è questo che accadrà il prossimo 23 gennaio durante l'evento online #lerosanext, evento organizzato da Le ROSA

Sarò speaker insieme ad altri grandi professionisti: psicologi, coach finanziari, economisti, imprenditori, giornalisti.
L'obiettivo è di trovare insieme la strada migliore per non cedere alla crisi e costruire nuovi sentieri.

Fatevi questo regalo pensando al 2021 alle porte.

Info e iscrizioni: http://ow.ly/SFEK30rqtpP
E chi si poteva aspettare un anno del genere?
Sembrava improbabile ed è diventato realtà.

Ci ha tolto tanto, tantissimo. Persone, soprattutto.
Ma ci ha portato in dono anche diversi insegnamenti.

Se mi guardo indietro, da qui allo scorso Febbraio, mi accorgo di aver imparato a stare nel "nonostante" invece che nel "se".
Non credevo di esserne capace, ma il 2020 mi ha messo di fronte a una scelta professionale e umana: crolli o costruisci?

Ho scelto di costruire e non l'ho fatto da sola.
Soli non si va mai molto lontano.
Mi sono ispirata a chi ha avuto un atteggiamento proattivo, a chi mi è accanto, ho chiesto aiuto e offerto il mio, ho accolto suggerimenti e mi sono formata.

Ed è la scoperta del nonostante che oggi, 31 dicembre, mi fa dire grazie al 2020 senza rabbia e senza timore di poter abbracciare il 2021.

Aspettative? Nessuna.
Consapevolezza? Una sola: si può fare nonostante.

Vi auguro un 2021 di nuove trasformazioni costruttive💫
Cosa renderà il nostro domani migliore?

La futurologa Anne Skare Nielsen ha coinvolto in alcune interviste politici, giornalisti e imprenditori.

Da queste conversazioni è emerso che ciò che possiamo fare come esseri umani per rendere il nostro #futuro migliore, è puntare su alcuni valori:

🔹️ originalità
🔹️ intimità
🔹️ cura
🔹️ considerazione
🔹️ fiducia
🔹️ tempo

Occorre scendere dalla ruota del criceto, dice la Nielsen, e investire sulle persone, sul talento e sul potenziale di ognuno di noi.

Siete pronti a un futuro migliore?

➡️ Dal mio articolo su Inkalce Magazine
«Ma sì dai, non badare alle parole, hai capito no?»
Eh no, non è così che funziona.
Le parole non si buttano mica sul tavolo a caso.
Hanno un’anima e si uniscono ad altre generando il contenuto.

Questo è l'attacco dell'articolo che ho scritto per ROCK’N’SAFE di Stefano Pancari.
Non possiamo più nasconderci dietro la superficialità, ciò che è scontato e quel che gli altri devono capire.

In #EmpatiaDigitale invito a considerare le parole come una sorta di moneta di scambio che noi esseri umani abbiamo il privilegio di utilizzare. Possiamo decidere di impiegarle con una certa incoscienza oppure riflettendo con attenzione sull’effetto che possono avere sugli eventi e sulle relazioni con altri esseri umani. Le parole sono uno strumento potente che ci consente di costruire un contenuto ogni volta che le utilizziamo.

Costruiscono. Una in fila all’altra danno vita a un messaggio. E non importa lo strumento che viene utilizzato per diffonderlo, l’impatto è sempre un elemento da tenere sotto controllo. E le sfumature, in questo caso, ci aiutano a essere efficaci ed empatici ogni volta che scegliamo di condividere un pensiero. O anche di non esserlo.

Vi lascio il link all'articolo : http://ow.ly/4OkU50D61x4
Perché dovrebbe interessarci il #solutionsjournalism o #giornalismocostruttivo?

Se curato bene il solutions journalism consente di diffondere importanti ispirazioni che possono aiutare le comunità a gestire grandi problemi sociali come il cambiamento climatico, difficoltà nelle scuole, le violenze, gli atti di vandalismo, un sistema sanitario che non funziona.
E non solo, raccontare soluzioni cambia il dibattito pubblico che si toglie dalla necessità di polemizzare per accogliere un dialogo meno polarizzato e più costruttivo.

E ora forse vi state chiedendo perché queste storie non le troviamo sui media.

Le motivazioni sono tante: un’abitudine consolidata alle cattive notizie, la necessità di agire sulla pancia del lettore e su sentimenti come ansia e paura per ottenere più click, la pigrizia a cui siamo arrivati per via della velocità di diffusione delle notizie.

Ma c’è anche un altro motivo: raccontare che qualcuno riesce a trovare risposte ai problemi attiva l’effetto “niente scuse”. Ci si accorge che il cambiamento è possibile se si sceglie di percorrerlo e questo ci mette di fronte al fatto che abbiamo scelto di non fare.

Oggi sul mio blog: ⬇️
https://assuntacorbo.com/solutions-journalism/
Qual è il motivo di fondo che ti ha convinta a scrivere #EmpatiaDigitale?

È la domanda che mi ha posto Catiuscia Ceccarelli intervistandomi per il suo blog.

Le ho risposto così:

"Il mio lavoro quotidiano: vivo i social media da molti anni e li ho totalmente orientati alla mia
professione. Sono il luogo in cui “incontro” centinaia di persone ogni giorno e grazie a queste connessioni sono cresciuta, ho imparato tanto e mi sono trasformata come persona e professionista.
Noi giornalisti abbiamo il talento della scrittura ma spesso dimentichiamo di metterlo al servizio di chi legge e ascolta. I social sono una piazza straordinaria dove possiamo fare la differenza con i nostri contenuti. 
Credo che fermandosi a riflettere ci si possa rendere conto che l’algoritmo dei social non fa altro che pescare da un cesto con miliardi di post, foto, audio, video.
E questo è materiale che produciamo noi. Quindi, sta a noi fare la differenza.


L'intervista integrale qui:
⬇️
https://www.langolodikey.it/empatia-digitale-di-assunta-corbo/